LA TOP 8 DELLE LEGGENDE METROPOLITANE SUI MICROFONI

22 AGOSTO 2016 SHUREBLOGADMIN01

Nel mondo dei microfoni si sono diffusi miti che possiamo considerare al pari di vere e proprie leggende metropolitane; la loro longevità non ha nulla da invidiare alle storie sul Bigfoot, Nessie ed il misterioso incidente di Roswell nel 1947.

Ciò che adesso faremo è proprio analizzare punto per punto ognuno dei maggiori miti intorno ai microfoni: state pronti a spuntarli uno per uno dalla vostra lista personale, di modo che in futuro quando ne verrà fuori qualcuno durante una discussione (e fidatevi, succederà), sarete voi gli esperti!

    1:   Esistono frequenze nell’uso dei microfoni wireless che sono completamente libere da interferenze.
  Questo mito viene propagandato, purtroppo, da alcuni produttori del settore Pro Audio. Il fatto è che non ci sono frequenze completamente libere da interferenze perché non ci sono frequenze che vengono riservate esclusivamente ai microfoni senza fili! 

Anche se esistessero, si potrebbero ancora avere interferenze da altri microfoni wireless che occupano la stessa banda.

Non esistono “frequenze sicure”. Tutta la banda radio è assegnata per usi diversi a diversi tipi di apparecchiature. Ogni microfono senza fili funziona in un range di frequenza occupata anche da altri dispositivi. Non vi è quindi alcuna esclusività nello spettro radio per i microfoni wireless.
Il nostro consiglio: consultate le indicazioni sul tema fornite dal Ministero dello Sviluppo Economico. 


   2:    I microfoni a condensatore non sono robusti come i dinamici.
  Quando si è creato questo mito i microfoni a condensatore erano molto costosi, con modelli di livello superiore, da studio. Potremmo mai fare una comparazione con un dinamico attuale come l’SM58? Se un super costoso microfono a nastro o a valvole del 1930 fosse finito in un bicchiere di birra o fosse caduto su un palco dieci volte (o anche una sola volta!), quasi sicuramente avrebbe smesso di funzionare.      Sarebbe diventato niente di più che un fermacarte, mentre l’SM58 ha ampie possibilità di sopravvivere a tutto questo.
 Oggi, quasi tutti i microfoni a condensatore sono progettati per resistere agli stessi “abusi” di un dinamico . In fabbrica tutti i microfoni passano attraverso gli stessi test di temperatura, umidità, vibrazione, test elettromagnetici, etc…
 Nei  tour lavorano microfoni a condensatore che hanno probabilmente quindici o venti anni sulle spalle. Si potrebbe passarci sopra con un camion. Gettarli sul pavimento. Colpirli con una bacchetta da batteria. 
Insomma, in epoca moderna, la fragilità dei microfoni a condensatore  è solo un mito.


     3:  Un microfono più potente è anche migliore.
 FALSO. Alcuni microfoni sono più sensibili di altri, ma la sensibilità del microfono non è intrinsecamente legata alla sua qualità. Nelle applicazioni musicali, quando un microfono è posizionato molto vicino alla sorgente sonora, la sensibilità di un microfono non è importante. Anche da un microfono meno sensibile c’è sempre abbastanza segnale per fornire un suono adeguato ad un sistema di PA.
 Se il microfono è troppo sensibile, significa solo che è necessario attenuare il canale del mixer in modo da non sovraccaricarlo. Se usate un microfono su un rullante che è di 10dB più sensibile di un altro, dovrete per forza abbassare il suo volume.
 La sensibilità extra non è correlata alla qualità del suono. Quando sono stati introdotti microfoni con magnete al neodimio, una tecnica comune nelle dimostrazioni era di allineare diversi microfoni, collegarli ad un mixer e impostare ogni canale allo stesso livello. Quando si arrivava al microfono con magnete al neodimio, il volume era decisamente più alto rispetto ai tipi con magnete AlNiCo.
Psico-acusticamente parlando, gli ascoltatori tendono a pensare che più forte voglia dire migliore, e sulla base di questo si sono sviluppate ad esempio tecniche di vendita nel settore degli altoparlanti stereo. In un negozio, se una coppia di diffusori è spinta ad un volume maggiore, i clienti tenderanno a pensare che anche il suono generato sia migliore. Lo stesso succede con i microfoni. Ma si tratta di una differenza di volume, non di una differenza di qualità!


    4:   I microfoni USB hanno una qualità audio inferiore rispetto all’analogico (XLR).
Non è sempre vero. Molti microfoni USB a condensatore presentano gli stessi elementi della controparte analogica XLR usata in studio di registrazione. I modelli USB offrono lo stesso carattere sonoro di alta qualità, la differenza principale è l’interfaccia verso il dispositivo successivo cui si connettono. I convertitori analogico-digitali del microfono USB influenzano anche la qualità della registrazione.


   5:    I microfoni USB creano problemi di latenza durante la registrazione, soprattutto in multitraccia.
Non è sempre vero. Alcuni microfoni USB, sono dotati di amplificatori integrati per cuffie e offrono il monitoraggio diretto del segnale di ingresso prima della conversione analogico-digitale. Questo fornisce anche un’alternativa all’utilizzo degli altoparlanti del computer per il monitoraggio della riproduzione nel multitraccia.


     6:  Alcuni microfoni maggiore capacità di ripresa rispetto ad altri.
 La capacità di riprendere un suono non è una specifica di un microfono. Molti utilizzatori hanno il concetto di capacità di ripresa come la caratteristica di un microfono di raggiungere e catturare il suono desiderato facendosi strada da solo in mezzo a rumori ambientali indesiderati. Credono che alcuni microfoni possano “afferrare” il suono da maggiore distanza rispetto ad altri.
 La realtà è che i microfoni non lo fanno proprio! Essi si limitano a misurare le variazioni di pressione in relazione al diaframma. Il microfono non “sa” niente di ciò che sta accadendo a qualsiasi distanza da se stesso. Per questo motivo, se si tenta di descrivere la capacità di ripresa, lo si dovraà fare in modo quasi completamente dipendente dalle condizioni acustiche ambientali intorno al microfono.
 Ecco un esempio: prendete un microfono e recatevi allo stadio dove si disputa il Superbowl alle 02.00 di un martedì mattina a metà del mese di luglio. Non c’è nessuno. Hanno spento l’aria condizionata ed è tutto una sorta di enorme scatola tranquilla. Avete messo il microfono su un lato dello stadio e fate cadere un chiodo sul cemento dall’altra parte dello stadio. Sì, il microfono riprenderà il suono di quel chiodo a un paio di centinaia di metri di distanza, perché non c’è alcun rumore ambientale.
 Tornate per il Superbowl, la domenica durante la partita, quando il quarterback avversario sta chiamando il gioco. Mettete il microfono su un lato dello stadio, sgomberate i venditori di birra e lasciate cadere lo stesso chiodo sul cemento. Riuscite a sentire il chiodo? Che cosa è cambiato? Lo stesso microfono, lo stesso chiodo, nello stesso edificio. Ma il livello di rumore ambientale è ora 100 decibel più alto!
 La capacità di ripresa del microfono, se si può chiamare così, è si in gran parte la sua capacità di catturare il suono in mezzo al rumore, ma nessun microfono ha una ripresa che è definita indipendentemente dallo specifico rumore ambientale!
 La caratteristica di un microfono che corrisponde vagamente al concetto di capacità di ripresa è la direttività o caratteristica polare del microfono. La direttività di un microfono descrive quanto suono prende da altre fonti ambientali rispetto a quanto ne cattura in asse.
 I numeri ci sono, ma non sono enormi. La differenza tra un microfono omnidirezionale e un ipercardioide nelle stesse condizioni è di solo circa 6 dB (l’ipercardioide preleva 6 dB di rumore ambientale in meno). A causa della Legge dell’Inverso del Quadrato, se la distanza tra la sorgente sonora ed il microfono è raddoppiata, il livello captato della sorgente sonora scende di sei decibel. Ma il rumore ambientale rimane lo stesso.
 Se un microfono omnidirezionale cattura un determinato rapporto di rumore ambientale/suono in asse a un piede (0,3048 metri) di distanza da una sorgente sonora, un microfono ipercardioide può essere utilizzato a due piedi dalla sorgente sonora per avere quello stesso rapporto. Questo non è perché l’ipercardioide è più sensibile al suono in asse ma perché è 6dB meno sensibile al rumore ambientale.
 In questo senso, l’ipercardioide ha maggiore capacità di ripresa. Ma di sicuro nessuno dei due potrà lavorare a grandi distanze in presenza di qualsiasi significativo rumore di fondo, entrambi misurano solo il suono che viaggia verso il diaframma.


      7: Alimentazione phantom e bias voltage sono la stessa cosa.
 Molti utilizzatori di apparecchiature audio professionali credono che non ci sia alcuna differenza tra le due. Non vero! Phantom e bias non sono intercambiabili.

 L’alimentazione Phantom è una tensione continua (11 – 48 volt) che alimenta il preamplificatore di un microfono a condensatore. L’alimentazione phantom viene normalmente fornita dal mixer, ma può anche essere data da un alimentatore phantom separato. La Phantom richiede un circuito bilanciato in cui i pin XLR 2 e 3 portano la stessa tensione continua rispetto al piedino 1. Quindi, se un mixer fornisce 48 volt di Phantom, i pin 2 e 3 del cavo del microfono portano ciascuno corrente continua di 48 volt rispetto al piedino 1. Naturalmente, il cavo microfonico porta il segnale audio insieme alla tensione phantom.

 I mixer che alimentano la Phantom contengono resistenze limitatrici di corrente che fungono da valvole di controllo. Se il microfono o il cavo è impropriamente cablato, queste resistenze limitano il flusso di corrente al microfono e quindi prevengono danni al circuito di alimentazione Phantom. Un microfono dinamico bilanciato non è influenzato da alimentazione Phantom; tuttavia, un microfono dinamico sbilanciato ne sarà influenzato. Anche se il microfono non sarà probabilmente danneggiato, non funzionerà correttamente.

 A differenza dell’alimentazione Phantom, la tensione di polarizzazione (bias voltage) non richiede un circuito bilanciato. Esso alimenta JFET (transistor ad effetto di campo a giunzione) collegato all’uscita di un microfono a condensatore basato electret. Il JFET agisce come un convertitore di impedenza che è indispensabile per qualsiasi microfono che utilizza un elemento a condensatore. Quest’ultimo presenta un’elevata impedenza di uscita (> 1.000.000 ohm). L’ingresso JFET carica l’uscita dell’elemento a condensatore con impedenza ancora maggiore (> 10.000.000 ohm) per minimizzare la perdita di livello del segnale. Inoltre, l’uscita JFET fornisce un’impedenza bassa (1000 ohm) per alimentare il preamplificatore microfonico.

 Per alcuni microfoni a condensatore electret, la tensione di polarizzazione deve essere fornito sulla lo stesso conduttore dell’audio. Gli elementi a condensatore con JFET integrato utilizzano questa configurazione ed impiegano un singolo cavo conduttore,schermato. Altri microfoni a condensatore utilizzano conduttori separati per bias e audio. È una buona idea quella di consultare la scheda tecnica del produttore per determinare la configurazione esatta del cablaggio.

 Un microfono dinamico non deve essere collegato ad un ingresso che fornisce tensione di polarizzazione (ad esempio un trasmettitore wireless) perché l’audio e la tensione viaggeranno lungo lo stesso conduttore. In questo caso, la risposta in frequenza del microfono può essere modificata o il segnale audio distorto. Se un microfono dinamico deve essere collegato ad un ingresso di bias voltage, deve essere utilizzato un condensatore d’uscita (di blocco).

 In un tipico microfono a condensatore electret, è il JFET che richiede bias sbilanciato ed il preamplificatore che richiede alimentazione phantom bilanciata. Ciò significa che un microfono a condensatore che richiede alimentazione phantom non funziona con un ingresso che fornisce solo tensione di polarizzazione, ad esempio un trasmettitore wireless.

 Alimentazione Phantom e tensione di bias non sono intercambiabili!

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Davida Rochman su Blog.shure.com .