MP3 - iTunes e il Bel Suono 

La tecnologia digitale ha profondamente cambiato il modo di registrare, mixare, editare, masterizzare, ascoltare e vivere l’audio. Nell’era digitale la compressione dei file audio è diventata fondamentale ed ha innescato una vera e propria rivoluzione, che ha comportato stravolgimenti profondi nei meccanismi di distribuzione della musica digitale. Da quando è stato definito lo standard MPEG ed i suoi derivati, niente è più come prima. Tanti discografici si sono ostinati per anni a deridere il fenomeno, descrivendolo come una piccola onda anomala, che poi però si è rivelata uno tzunami, con i risultati e le proporzioni che tutti conosciamo.

 

iTunesVisto che la distribuzione digitale è ormai il mezzo dominante per il consumo della musica, a maggior ragione va trattato con attenzione. Per decenni lo standard per il consumer digital audio è stato il compact disc e la maggior parte dei mastering è stata pensata con il formato CD in testa. Negli ultimi anni la qualità della musica digitale distributa è aumentata tanto quanto le vendite.iTunes è indubbiamente il leader mondiale di questo mercato, con più di 16 miliardi di download di brani con encoding AAC. L’AAC è diventato così uno standard nuovo per la musica digitale. Vale quindi la pena di fermarsi un momento e valutare se ha senso e quali vantaggi può comportare creare master specificamente per questo o altri formati digitali.

Premessa. Per gli addetti ai lavori il file audio digitale compresso è fonte di grande frustrazione. Vedersi ridurre un file audio master, che è stato creato con apparecchiature sofisticate e costosissime, a un sesto della suo peso originario in kilobyte (quando va bene), non può che destare più di qualche perplessità. Spesso ci si sente dire: “Che te ne frega? Tanto la gente poi si ascolta la musica con delle cuffiette da 20 euro.”  Ecco. A me frega.

Alberto Cutolo

Da tempo avevamo deciso di tornare al Massive Arts, per parlare di tutto questo con Alberto Cutolo, fonico resident nello studio di mastering di una tra le strutture più apprezzate per quello che riguarda sale prove, recording e mastering a Milano.

Proprio due giorni prima della data del nostro incontro, ad “Albi” è arrivato l’update del software di Apple che permette di effettuare compressioni audio con il loro codec proprietario, dando così ai professionisti come lui la possibilità di creare mastering “ad hoc” per file AAC iTunes Plus, formato di encoding con bit rate variabile (VBR) a 256 kBit/s.

Sicuramente avrete già sentito parlare di canzoni Mastered for iTunes. Noi abbiamo preso la palla al balzo per capire meglio come funziona, facendo anche alcuni test con risultati interessanti.

Alcuni negozi e distributori online permettono di caricare file già compressi, altri no. Apple da sempre si occupa personalmente del encoding per i brani in vendità sull’iTunes Store. Il loro formato proprietario AAC a pari di bitrate è più performante del famoso Mp3. Un AAC a 128 kBit/s equivale infatti ad un Mp3 a 165/175 kBit/s. Questo divario si riduce progressivamente con l’aumento del bitrate.

 

Nei nuovi file AAC iTunes Plus il processo di encoding avviene in due fasi: la prima è un resampling del master file a un sample rate di 44.1kHz. Questa conversione di sample rate produce un file a 32-bit floating-point, che è quello che arriva all’input dell’encoder. Apple punta molto su questa procedura che serve poi alla fase successiva di codifica del brano, nel tentativo di preservare il più possibile tutto il range dinamico del file audio master a 24 bit. Inoltre i nuovi encoder dovrebbero eliminare il bisogno del dithering, cioè niente rumore di dither (= distorsioni), suono più limpido e niente spreco di risorse per crearlo.

 

Il vantaggio di avere a disposizione un software che crea un file compresso esattamente con lo stesso codec che usa Apple per i file iTunes Plus AAC è facile da intuire: si possono confrontare in studio il file originale con quello compresso e ottimizzare mix e mastering, sapendo esattamente come suonerà quando viene poi acquistato dall’iTunes Store.

mastered_for_iTunes_1La premessa di base dietro al programma Mastered for iTunes è che AAC non è CD-DA! I migliori risultati di qualità richiedono prodotti specifici per ogni supporto. Questo ha funzionato ed è stato ben accettato per il vinile, cassette, cd, broadcast, ecc. Mi sembra giusto che la tecnologia necessaria per lo streaming di musica da ascolto meriti una considerazione simile (se non maggiore). Per questo Apple ha dato in mano agli addetti ai lavori uno strumento che permette di preparare in modo specifico i brani che sono destinati a finire su iTunes Store.

L’encoding AAC attuale sembra un grosso passo in avanti, ma quanto si avvicina realmente il file compresso messo in commercio al file master in alta risoluzione frutto della registrazione in studio? Altri vantaggi di questo mastering tool? Per rispondere a queste domande insidiose come sempre, noi di ZioMusic.it, ci siamo affidati ai migliori.
Vediamo e sentiamo.

Qui sotto trovate una snapshot totale del set-up che abbiamo realizzato:

TOTALE_big

Anzitutto abbiamo creato da un file audio master CD 16bit/44.1kHz un file AAC. Questo si fa con un tool chiamato DropLet, che prima genera una file CAF (Core Audio File, un file temporaneo) dal quale poi viene creato il file AAC. Confrontando le dimensioni dei due file scopriamo che il rapporto di compressione dati è quasi 6:1 (35,8 Mb vs 6,5 Mb), con bit rate di 256 kBit/s.

Subito dopo abbiamo fatto un test di ascolto. Alternando tra file audio master originale (source) e l’AAC generato (encoded) con RoundTripAAC, il tool principale del software nativo di Apple, rimaniamo tutti e due sorpresi. Il risultato è buono. Ad un attento ascolto però, e con l’aiuto di due monitor altamente professionali come i PMC MB2S-A a disposizione, si avverte una perdita sulle bande estreme in frequenza, sia sul range alto che basso. La velocità del transiente, ossia la capacità del file di riprodurre suoni che variano molto velocemente (ad es: colpi di piatti, synth fm a modulazione veloce, attacchi di strumenti a corda), viene invece mantenuta piuttosto bene. Suona meglio? Suona peggio? Sicuramente suona diverso: qualcosa è cambiato.

26 - 70_SPECTRUM

analisi di spettro / pink noise / 26 – 70 Hz 
sopra la sorgente non compressa, sotto l’analisi del segnale encodato

Per verficare e visualizzare le nostre impressioni uditive ad Alberto è venuto in mente di fare un paragone source/encoded anche con il rumore rosa. Bella idea! Eccovi due snapshot dei plug in Waves PAZ Frequency utilizzati per visualizzare lo spettro.

8000-20000_SPECTRUM

analisi di spettro / pink noise / 8.000 – 20.000 Hz
Sopra la sorgente non compressa, sotto l’analisi del segnale encodato

Effettivamente viene confermato quello che abbiamo potuto appurare con le nostre orecchie: il file compresso perde un pò di bande, sia sulle alte che sulle basse frequenze. Notate in particolare come il file compresso a 20kHz scende in picchiata rispetto al file non compresso.

RoundTripAAC_both

RoundTripAAC – Differenza tra un file con valore RMS medio (sinistra) e RMS molto elevato (destra)

Ascoltando il mastering di una band heavy metal italiana, Alberto mi fa notare un elemento molto importante: “Una delle cose più interessanti di questo software è che ti fa vedere tutti i clip (cioè i punti in cui il file audio supera un livello tale per cui inizia a distorcere, ndr), e se vuoi ti crea anche una lista di questi clip. In un brano come questo con un RMS a -7/8 dB, come puoi vedere, viene letta tutta una sequenza di clip, perché il software è tarato da Apple per avere questa tolleranza. Non è il file ad essere veramente in overload, ma il convertitore elabora questi clip come un livello troppo alto per l’ascolto ottimale, quindi te li abbassa. Alla fine, se esageri con la compressione, ottieni il contrario di quello che vorresti.”

 

Tanti artisti e produttori pensano che più alto è il volume, meglio è. Questo modo di pensare ha scatenato la “loudness war”, la grande guerra del volume, che come tutte le guerre ha fatto dei danni ingenti. In poco tempo si è arrivati alla convinzione di dover produrre master con il volume più alto possible.

 

loudness warSe nei master tradizionali analogici il livello di volume era settato il più alto possibile per ottimizzare il rapporto segnale/rumore, con i master digitali si cerca di raggiungere il guadagno massimo senza perdere informazioni del file originale, causato dal tanto temuto “clipping”, perché per i file digitali esiste un limite di volume massimo: cioè 0dBFS. Tutto quello che va oltre comporta distorsioni e perdita nel range dinamico.

Allora per assurdo potrebbe proprio essere iTunes a porre fine alla loudness war?

Alberto Cutolo“Ci sono certe regole che valgono per iTunes? Bene! Allora noi professionisti dovremmo cogliere l’occasione ed usare iTunes per combattere questa gain war. La mia ottica è questa. Basta spiegare al cliente che conviene lavorare a un livello di RMS leggermente più basso, così poi non si avranno problemi neanche su quella piattaforma. Non sto mentendo e aiuta il mio lavoro, perché mi permette di avere una dinamica maggiore, il che mi fa molto piacere! Sinceramente non mi garba fare i mastering a -7/8 db RMS.”

Avendo adesso in mano l’attrezzo per capire prima come suonerà il file compresso, come potrebbe essere fatto un mastering ottimizzato per i formati digitali, in questo caso per l’AAC Plus?

Alberto Cutolo“Questo tool per quanto riguarda il mio lavoro serve semplicemente a poter dire: ci piace il master che abbiamo fatto per il CD? Tutto a posto? Benissimo! Sentiamo come suona sul digitale. Vengono a mancare un pochino le chitarre? Bene, facciamo un operazione compensativa, inserendo un tunnel nelle mia catena di mastering. Magari levo già io un pochino di livello per evitare il clipping e aggiungo un po’ di banda alta e bassa. Quando ti piace come suona sul digitale hai vinto.”

Apple ha messo le basi per la musica digitale compressa di qualità, ma ci sarà sempre richiesto il lavoro di un ingegnere. Il mastering, fatto a regola d’arte, richiede oltre alle attrezzature hardware, i vari software e plug-in, innanzitutto uno spazio di ascolto adeguato, con due monitor e due orecchie performanti.

Manley Stereo Variable MU

Manley Variable Mu Compressor/Limiter

In uno studio di mastering professionale di solito viene utilizzato più hardware che software, per di più attrezzature costosissime. C’è una vastissima scelta sul mercato, e ogni mastering engineer ha i propri preferiti. Tra i prodotti più gettonati, solo per nominare alcuni, troviamo i compressori e limiter Prism Sound Maselec (ML-2, PPL-2), Manley Variable Mu, Empirical Labs Distressor, Ua Teletronix LA2A. Nel reparto EQ si vedono spesso Weiss Gambit Series, Manley Massive Passive, Prism Sound Maselec Mea-2, SSL XR425 e XR625, API, Crane Song e tanti altri.

fabfilter_promb

FabFilter Pro-MB

I software più apprezzati per il mastering in-the-box sono i plug-in dell’azienda tedesca BrainWorx, quelli di FabFilter, la selezione di dinamici e eq contenuti nelle schede UAD, Sonnox Restore Suite, Sonoris Mastering Comp, Slate Digital FG-X, l’Ozone Isotope 5, i classici plugs di Waves ecc, ecc.

Dare dei consigli sul mastering è molto difficile e pericoloso. Quello che vale per un brano non deve per forza funzionare anche per un altro. Perché spesso cambia il genere, l’impostazione del mix a livello di eq e dinamica dei singoli strumenti o i loro gruppi, la dinamicità e il volume del mix totale e, alla fine, il gusto personale. Non dimentichiamoci inoltre che l’utente finale nel 99% dei casi ignora completamente tutto quello di qui abbiamo parlato fino ad ora e che l’ascolto avviene per lo più in maniera emotiva. Una cosa mi sembra certa: conviene adoperare la strategia del “less is more”. Spesso qualcosa in meno significa veramente qualcosa più. Tutto il discorso sulla compressione digitale e l’encoding dei file in vendita negli online store che abbiamo fatto ne è un’ulteriore conferma.

Let’s make art, not (loudness) war!

Ringraziamo tantissimo Alberto Cutolo e Massive Arts per la loro disponibilità!