L'acustica nel Live

                                                     

Quando si fa suonare un impianto elettroacustico al chiuso valgono sempre le leggi dell’acustica architettonica, anzi, in realtà valgono ancor di più rispetto agli studi di registrazione! Questo perché gli ambienti ‘tipici’ in cui si suona in Italia non sono trattati acusticamente e le grandi dimensioni favoriscono un comportamento più Sabiniano delle sale stesse, il campo sonoro tenderà a essere più diffuso.

 

I tempi di riverbero quindi sono sempre lunghi, ma cambiano drasticamente a seconda che la sala sia vuota, semi-piena o piena rasa di gente.

Devo ricordare che il tempo di riverbero può essere definito come il tempo che impiega il suono a cadere di 60 deciBel dal momento della sua interruzione ed è inversamente proporzionale a quanto materiale fonoassorbente è presente nell’ambiente che si sta studiando. Ecco la formula del fondatore dell’acustica architettonica moderna: 

Il tempo di riverberazione :  tempo di riverberazione 

Dove V è il volume della sala e A è la superficie fonoassorbente equivalente, ottenuta moltiplicando tutte le superfici a vista per il loro coefficiente di fonoassorbimento acustico.

Tanto materiale fonoassorbente (bisognerà vedere a quali frequenze assorbe bene!) vuol dire un riverbero più corto, cosa che nella musica moderna è solitamente richiesto per non degradare la qualità del suono, vedremo più avanti qualche motivo. In realtà ogni applicazione vuole una certo bilanciamento del riverbero in funzione del volume della sala.

Ma oggi non dilunghiamoci in teorie. E’ molto importante osservare il luogo in cui si va a montare l’impianto (dimensioni, geometria e materiali presenti) e quindi settare e posizionare quest’ultimo tenendo ben conto delle sue caratteristiche fisiche, delle sorgenti sonore a disposizione e del pubblico.

Un palazzetto dello sport, come si sa, può dare molte rogne, quando non si può convincere la proprietà alla correzione acustica della sala (quando mai?) bisognerà giocare bene con la direttività delle tecnologie a disposizione (gli array di altoparlanti oggi spopolano anche perché sono molto più direttivi delle sorgenti tradizionali), spesso sarà un difficile gioco di compromessi.

 

Bisognerà sempre coprire al meglio l’area di ascolto, ovviamente, ripeto, facendo i compromessi migliori. Quando l’impianto audio è grosso si useranno prima di tutto dei sistemi di simulazione per prevedere e progettare il set-up dell’impianto, ne esistono di molto noti ed è inutile fare pubblicità a uno o all’altro. Quando l’impianto è piccolo bisognerà usare il buon senso, delle basi di acustica, le proprie orecchie e uno strumento di misura (minimo un fonometro semplice).

 

Le orecchie sono il miglior strumento? 

Sì, tutti i giudizi devono finire passando dall’ ok dato dal nostro ascolto, però non ci si deve fidare ciecamente di esso, è importante avere bene in mente i fenomeni fisici coinvolti e controllare i risultati dati dagli apparecchi di misura. 

L’ascolto è importante, ci si deve sempre portare appresso una serie di tracce ben conosciute, meglio se hanno gli strumenti belli chiari e ‘in vista’, esse faranno da reference ed ogni fonico dovrebbe tenersele strette ovunque vada a lavorare, sia che lavori in uno studio, sia che lavori per la festa di paese o in un arena.

Anche imparare ad ascoltare il rumore rosa può aiutare, il nostro apparato uditivo è un ottimo analizzatore di spettro se allenato a dovere, chi ha l’orecchio ‘perfetto’ parte molto avvantaggiato in questo mestiere ma l’allenamento fa miracoli (sempre che non ci si sia bruciato l’udito negli anni… avete fatto un controllo audiometrico ultimamente?).

 Altra cosa da ricordarsi è di camminare sempre in giro per la sala, anche a spettacolo iniziato, troppo spesso ho visto sound engineer beati nella loro posizione e ho sentito disastri a pochi metri da loro. 

Come già detto, non dimentichiamo l’aiuto dato dalla strumentazione di misura, esso deve essere uno supporto alle sensazioni dateci dall’ascolto e non se ne può scappare!

Certamente consiglio di avere un fonometro che permetta di stimare il tempo di riverbero, ne esistono che lavorano in terze d’ottava con una precisione sufficiente alle analisi che discutiamo, non cerchiamo la classe prima di precisione perché in questo caso non dobbiamo ufficializzare i risultati, questi servono ‘solo’ a fare un buon lavoro.

 Per esempio una misura del tempo di riverbero aiuta nel valutare meglio il bilancio spettrale percepito, se il T60 (il tempo di riverbero) a 63 Hz e a 125 Hz è troppo lungo avremo un rimbombo che sarà ben percepibile e molto fastidioso per il pubblico.

Quando il T60 della sala è troppo lungo nelle ottave superiori avremo invece dei problemi di intelligibilità, cioè non si capiranno le parole dette dal cantante, da chi parla sul palco o da uno speaker che usi l’impianto.

 Questo ci permette di introdurre il concetto della distanza critica: in qualsiasi sala dove il campo sonoro è sufficientemente diffuso (cioè non ci sono direzioni di propagazione ‘preferenziali’ delle onde riflesse) esiste una distanza dalla sorgente (gli altoparlanti) per cui il suono diretto è uguale a quello riverberato dalla sala. Ciò vuol dire che a distanze superiori rispetto alla distanza critica si avrà un degradamento rapido dell’intelligibilità del materiale riprodotto dall’impianto o suonato sul palco (e se questo non è musica classica o acustica la questione diventa problematica).

La teoria ci dice che la distanza critica può essere calcolata rapidamente sapendo la direttività della sorgente Q, la superficie fonoassorbente equivalente totale A nella sala:

 distanza critica :  distanza critica 

Come misurare la distanza critica?

Un metodo empirico è basato sul fatto che dopo la distanza critica il livello sonoro diventa costante, prima di essa il livello sonoro decade con la legge dei 6 dB al raddoppio della distanza.

 

Due note sul setup degli impianti.

 

Senza voler insegnare il mestiere ai fonici penso sia importante ricordarsi che la gestione del crossover dei subwoofer è fondamentale: il bilanciamento spettrale fra le due tipologie di altoparlanti che gestiscono i bassi (woofer e subwoofer) deve essere curato con molta attenzione, la frequenza di crossover e le ampiezza relative sono critiche perché non si deve modificare l’andamento dei woofer stessi. 

I sub saranno bilanciati in funzione del genere musicale che si va a riprodurre, l’hip hop non è certo la musica classica e si deve seguire le indicazioni degli artisti, senza rovinare però la banda di frequenza che contiene il crossover. Se si da troppa energia ai sub si sposta di fatto la frequenza di cross. 

Verificare sempre che strumentazione funzioni correttamente (fare panning, controllare singole unità e la polarità dei cavi) prima di andare a pensare a motivazioni esotiche.

 

All’aperto. 

Qui molto dipende dalle dimensioni coinvolte, e ancora una volta studiare un po’ di fisica acustica classica non fa male!

Ricordo che la propagazione all’aperto è influenzata dagli elementi atmosferici (p.e. vento, differenze di temperatura, di umidità) ed essi sono più preponderanti più grandi sono le distanze da coprire. 

Certamente gran parte delle riflessioni forti e vicine da parte di pareti, case, curve dello stadio, possono essere deleterie alla qualità del suono. Gli echi diventano facilmente percepibili come tali per differenze di percorso dell’onda sonora di 20 metri, ma in molti casi si ha degrado per distanze già inferiori. 

I bassi poi sono sempre i più problematici (anche al chiuso quando si deve insonorizzare) perché sono molto energizzati, essi sono quelli che viaggiano più a lungo e quelli che possono dare problemi anche davanti alla legge (che giustamente penalizza l’intrusione di frequenze basse nel rumore di fondo). 

Infine non dobbiamo dimenticarci del livello sonoro ‘in pista’: il dpcm 215 del 16 aprile 1999 ha stabilito un valore massimo consentito di 95 dB(A), misurato mediando il valore su 10 posizioni distinte nell’area accessibile al pubblico. Esso deve essere certificato da un tecnico competente in acustica ambientale.

Nelle organizzazioni più grosse capita che si possa lavorare in deroga a questo decreto (quando p.e. il comune concede di sforare il limite di legge per un singolo evento), e spesso ciò è fonte di grosse diatribe legali come quella dello stadio di San Siro insegna.

 

Mer, 2008-02-20 15:06 da ing. Lorenzo Rizzi "

www.suonoevita.it